“Contro la crisi bisogna riattivare l’economia locale”

“Contro la crisi bisogna riattivare l’economia locale”

Riflessioni e proposte di Massimo Cionini all’assemblea sul futuro del lavoro in Val di Cornia promossa dalla lista civica Comune dei Cittadini il 29 novembre a Venturina.
L’architetto, sanvincenzino, fa parte del direttivo del Comitato per Campiglia e della neonata “Assemblea Sanvincenzina’”costituitasi in vista delle prossime elezioni amministrative.

massimo-cioniniLa globalizzazione selvaggia ha reso deboli le comunità locali tramite i trasporti a migliaia di km, i prezzi imposti dalle multinazionali, gli enormi investimenti che rendono intere aree del pianeta funzionali ad altre distanti migliaia di km, l’omologazione ecc.

La crisi finanziaria internazionale, scoppiata sul caso dell’immobiliare americano, ha reso fragili le economie nazionali, soggette a speculazioni ed ha contribuito, insieme alla globalizzazione, a rendere più ricchi i ricchi e più poveri i poveri, anche nelle società occidentali.

La crisi ambientale ci mette in guardia su un’economia basata sui combustibili fossili e sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse non rinnovabili.

L’economia globale ha speculato per anni sui prezzi bassi della mano d’opera nei paesi in via di sviluppo sulle spalle dei lavoratori di altre parti del mondo che vivono in condizioni economiche sociale igieniche disastrose. Questo fenomeno è destinato a finire in modo naturale per presa di coscienza dei lavoratori e per l’aumento dei costi di trasporto con carburanti fossili.

In questo quadro generale la situazione italiana brilla per inefficacia e inerzia nel reagire alla situazione. Un paese preda della burocrazia, dei clientelismi e delle rendite di posizione, dove è difficile lavorare, intraprendere e con una bassissima mobilità sociale.

Detto questo, come molti teorici e studiosi confermano,  in questo momento è essenziale riattivare al massimo l’economia locale. L’economia locale significa, senza troppi giri di parole, che i soldi restano sul posto.

Allora noi dobbiamo cominciare tutti a pensare in modo diverso, e per fortuna questa mentalità si sta già diffondendo da anni: dobbiamo favorire l’economia locale, a partire dal settore più strategico in questo momento storico: l’agricoltura.

Un’agricoltura sana, biologica, a KM.O, un’agricoltura salvaguardata come ricchezza essenziale del territorio dal punto di vista alimentare, idrogeologico, ambientale, sociale e culturale può essere alla base di una rinascita dell’economia dei territori. Invece negli ultimi anni, anche in Val di Cornia, al di là delle eccellenze nel mondo del vino, non si è fatto quasi niente per dare dignità ai produttori e favorirli nelle loro imprese, ma anzi il territorio agricolo è stato oggetto di speculazioni e di violenze di ogni tipo.

Dobbiamo favorire questo processo di avvicinamento e incontro tra produttori e consumatori, escludendo  quei passaggi intermediari della grande distribuzione che hanno mortificato il lavoro degli agricoltori senza far risparmiare un euro al consumatore e dandogli spesso prodotti scadenti. Potremmo cominciare col convenzionare le mense scolastiche con i produttori locali, col valorizzare i nostri prodotti tipici e col favorire la formazione di GAS e spacci, sempre premiando la qualità ambientale e di conseguenza del cibo e guadagnandone infinitamente anche in salute.

L’industria, altro settore strategico per il nostro territorio. Mi ricordo che io ero al Liceo quando si manifestava al grido di “Piombino non deve chiudere”. Sui banchi di scuola si commentava la situazione e 20 anni fa già si vedeva la fine che avrebbe fatto un’industria vissuta sull’assistenzialismo e inadatta a reggere il confronto con il mercato globale. Invece niente si è fatto, e qui la politica ha delle colpe enormi, per non aver elaborato una strategia di conversione a lungo termine, ma anzi rimandando di volta in volta l’inesorabile declino.

Si è pensato addirittura alla Concordia come occasione di rilancio !

Io immagino un’industria riconvertita nel mondo del riciclaggio dei materiali e delle energie rinnovabili. Un’industria che si apre alla ricerca e all’innovazione, che collabora con la scienza per diventare una realtà all’avanguardia, a partire sempre dalle risorse locali e dalla cultura. Riciclo delle scorie industriali, riciclo del ferro, gestione dei rifiuti e energie rinnovabili. Qualcosa a dire il vero era stato fatto, con la TAP, ma come al solito ho l’impressione che la politica sia riuscita a non far decollare il progetto.

Il turismo, altro settore economico fondamentale per la Val di Cornia. Tante iniziative individuali anche di altissimo livello, ma pochissima coordinazione. Le amministrazioni, dopo gli ottimi primi dieci anni di Società dei Parchi, sono riuscite a distruggere quell’esperienza così innovativa e fondamentale per lo sviluppo di quel settore.

Inoltre hanno perseguito grandi operazioni e grandi investimenti (porti turistici, park albatros, poggio all’agnello, rimigliano, villaggi della costa est) che seguono un modello di turismo  superato e dal quale dobbiamo, oggi, difenderci : quello del turismo balneare fine a sé stesso, che, come vediamo a San Vincenzo, assalta i beni essenziali del territorio (spiagge, acqua, rifiuti, infrastrutture) per pochi mesi l’anno e poi lascia un tessuto sociale povero, senza lavoro per gli altri 9.

Abbiamo tutto per attrarre turisti e residenti dal nord Europa e dal mondo, spiagge, boschi, archeologia, enogastronomia, terme,il mare e le isole dell’arcipelago, le città d’arte a un tiro di schioppo, ma dobbiamo creare le condizione per l’ACCOGLIENZA, per l’APERTURA, considerare il turismo come opportunità economica ma anche di crescita culturale e di incontro, e portare persone a stare da noi per molti più mesi l’anno. Questo però passa per le stesse cose di cui parlavamo per l’agricoltura, CURA DEL TERRITORIO, ACCESSIBILITA’, PERCORRIBILITA’….

L’edilizia e l’urbanistica, oggi in crisi profonda, hanno consumato la risorsa più importante, il territorio e il suo paesaggio a un ritmo non più sostenibile.

Abbiamo quindi bisogno di riconvertire il settore, alla ristrutturazione, riqualificazione energetica, sostituzione edilizia e rigenerazione urbana.

Sono settori più difficili per tutti, imprenditori,tecnici ed amministratori, dove è necessaria più cultura del progetto, più capacità a gestire situazioni complesse, ma che sono gli unici che garantiranno lavoro ed introiti migliorando la qualità dell’abitare, degli spazi pubblici ed il consumo energetico.

Dobbiamo promuovere piani urbanistici a consumo di suolo zero ed obbligare il mercato a rivolgersi verso la ristrutturazione.

Inoltre dobbiamo dare valore e possibilità di agire ai piccoli proprietari, alle soprelevazioni e ampliamenti minimi, alla libertà di modificare la propria casa in funzione delle nuove esigenze, invece che rendere facile la vita alle grandi operazioni speculative e difficile la vita al semplice cittadino.

In ultimo vorrei evidenziare come non abbiamo assolutamente bisogno di GRANDI INFRASTRUTTURE, come la cosiddetta “supposta” Tirrenica, ma di piccole infrastrutture che rendano fruibile il territorio, le campagne, i boschi, aree pedonali, creando qualità della vita per gli abitanti e per i turisti.

Tre esempi di cosa è economia e di cosa, a mio avviso, non lo è.

  • POLO TECNOLOGICO DI NAVACCHIO (cultura, ricerca, innovazione, rigenerazione urbana)

In un sito industriale abbandonato accanto alla ferrovia è stato realizzato un complesso di 19000 mq che include spazi e servizi comuni quali conferenze, rete cablata e che ospita imprese, anche in fase di creazione, che operano nel campo dell’innovazione tecnologica, al fine di offrire un ambito di crescita, confronto e collaborazione anche con la ricerca universitaria. Un incubatore d’impresa dedicato alle start-up che ospita circa 90 imprese ed in continua evoluzione e crescita.

  • PULIZIA DELLE SPIAGGE SAN VINCENZO (cura del territorio, cultura)

Ogni anno il Comune di San Vincenzo spende oltre 100000 euro di pulizia delle spiagge, per asportare, in modo indifferenziato e ovunque (aree urbane e parco naturale) tutti i residui spiaggiati con mezzi pesanti (trattori).

Questi sono riconosciuti da molti documenti (Linee Guida “Gestione integrata della Posidonia oceanica” della Provincia di Livorno – Manuale per la gestione sostenibile ed il recupero dei residui spiaggiati di Posidonia) come uno dei principali elementi che causano erosione (sia l’asportazione dei residui vegetali, sia l’uso dei trattori).

Nel 2011 la Provincia di Livorno ha approvato un piano di “recupero dei sistemi dunali del parco di Rimigliano a San Vincenzo”. Progetto che per l’economica cifra di 770000 euro provvede a, una volta asportati i “rifiuti”, scavare fossati per uno sviluppo di diversi chilometri sulla spiaggia e riempirli di… legname(dalle potature del Parco Naturale e posidonia…)

Questo è un caso veramente chiaro di come NON fare economia.

Noi dell’ Assemblea Sanvincenzina stiamo lavorando su una proposta alternativa che organizzi la raccolta dei rifiuti in modo sensato, lasciando sulle spiagge del parco naturale i residui organici e raccogliendo i rifiuti veri a mano e con mezzi elettrici o chiatte, in modo da:

1. eliminare i fattori di erosione

2. creare lavoro per giovani e togliere il monopolio alla lobbie dei balneari che controllano il mercato

3. si potrebbero investire quei 770000 euro, e sarebbero troppi, per acquistare mezzi elettrici e mettere in moto una cooperativa di giovani che lavorino in questo ambito.

4. un caso in cui la cultura e la ricerca possono contribuire a un rapporto diverso con l’ambiente, più rispettoso e ad educare cittadinanza e turisti che ancora considerano le alghe “sporco”

  • PISTE CICLABILI

Infine, un progetto che da anni propongo alle varie amministrazioni, senza successo.

Si tratta, sinteticamente ed evitando di entrare nel dettagliato studio del sistema della bonifica della piana della val di cornia, di realizzare, per stralci, una rete di piste ciclabile che colleghi il mare e le colline, attraversando le campagne.

L’idea è di mettere in rete i luoghi più di pregio attraverso il percorso della campagna, rendendo accessibili e collegate le varie zone attraverso la mobilità lenta.

Questo permetterebbe di offrire nuovi percorsi a turisti più colti ed attenti alle peculiarità del nostro territorio.

Il tutto,realizzabile con investimenti esigui rispetto a quelli sprecati per devastare la spiaggia di Rimigliano, metterebbe in collegamento  Rimigliano con Venturina e la sua area termale lungo la fossa calda, un unicum affatto valorizzato e conosciuto.

Un esempio di come rivelando e rendendo accessibile un luogo, si valorizza il lavoro degli agricoltori, che a loro volta sono portati a mantenere in modo  decoroso le campagne e possono usufruire di un pubblico ampliato e dare ai clienti degli agriturismi un servizio di qualità infinitamente maggiore.

Massimo Cionini

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Un pensiero su ““Contro la crisi bisogna riattivare l’economia locale”

  1. tutto condivisibile.
    In particolare vorrei dire una cosa su le GRANDI INFRATTUSTURE che nella zona sono la SUPPOSTA TIRRENICA.
    Siccome l’aumento vertiginoso del biglietto del treno fa si che due persone con una panda risparmino ad andare in macchina (!!!!), compreso l’esoso pedaggio dell’attuale autostrada ( Colle Salvetti-Rosignano 4 euro e 40 ), si può notare che l’autostrada sia praticamente DESERTA , a tutte le ore e in tutti i giorni della settimana ( con il picco del sabato quando anche i pochi camions non girano). Lo stesso vale per la variante Aurelia ( Rosignano- Campiglia il tratto testato).
    Oltre che non servire a nulla, usare un bene già pagato con i soldi di tutti, i problemi della viabilità alternativa, caselli ecc ecc come faranno a rientrare anche con pedaggio esoso ?

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