Dopo l’incontro pubblico sulla Cava di Monte Calvi – Comunicato

Piani di coltivazione modificati, quantità estratte più che raddoppiate, ripristini ambientali previsti contestualmente all’escavazione ma non eseguiti, concessioni ripetutamente prorogate dal Comune in cambio di anticipazione dei canoni, precarie condizioni di sicurezza nella cava e per il contiguo Parco. Questo dicono gli atti e i documenti sulla Cava di Monte Calvi che il Comitato di Comitato per Campiglia ha finalmente ottenuto dal Comune previo pagamento di 900 euro e che sono stati presentati in una assemblea pubblica a Venturina organizzata insieme a Legambiente.

L’analisi delle carte comunali, illustrate dall’architetto Massimo Zucconi, ha permesso di capire i passaggi fondamentali di questa vicenda e i “lati oscuri” della convivenza tra cave e parco. Le tappe fondamentali sono risultate due: il 1997, anno in cui il Comune approvò la liberalizzazione della vendita del calcare, prima riservato al fabbisogno dello stabilimento siderurgia di Piombino, e il 2002 quando un dirigente comunale firmò una nuova autorizzazione che allungava al 2018 la scadenza della concessione e aumentava del 75% i quantitativi di materiale da estrarre: da 4.865.000  a  8.507.000 metri cubi. Poco dopo, nel 2004, la proprietà delle cave passa dalla Lucchini ad una nuova società presieduta dall’ex sindaco di Campiglia e composta da una cordata di imprese tra cui la Sales e l’Asa, l’azienda pubblica che gestisce anche il servizio idrico. I vari piani di coltivazione prevedono obbligatoriamente il ripristino ambientale “contestuale”, cioè da fare mano a mano che si procede con l’escavazione, ma ad oggi le riprese aeree realizzate giorni fa dal Comitato per Campiglia dimostrano che si è pensato molto a scavare e poco o niente a ripristinare, nonostante l’esistenza di un collegio cave nominato dal Comune e che avrebbe dovuto vigilare.

I numerosi interventi nel dibattito hanno sottolineato la gravità della situazione e denunciato l’assenza di trasparenza; alcuni hanno anche proposto che gli atti della vicenda vengano sottoposti al vaglio della magistratura per verificare se tutti i passaggi sono avvenuti in modo legale, in una situazione in cui non sembra aver prevalso l’interesse generale del territorio, ma piuttosto quello delle imprese estrattive, specialmente dopo che con la liberalizzazione la vendita del calcare è divenuta un affare molto remunerativo. Il dibattito si è concluso con la richiesta, peraltro già deliberata dal Consiglio comunale di Piombino, di escludere tassativamente aumenti delle escavazioni e proroghe oltre il 2018, di procedere effettivamente ai ripristini ambientali e di

ridurre la coltivazione della cava di Monte Calvi per salvaguardare l’attività del parco di San Silvestro. A questo si deve aggiungere un programma per la riconversione occupazionale dei lavoratori, come è stato fatto per altre situazioni nel passato: dieci anni – è stato detto – sono un tempo sufficiente per farlo, se ci saranno capacità di governo pubblico e responsabilità dell’impresa privata.

13 luglio 2008

Comitato per Campiglia

Memoria presentata da Massimo Zucconi:
Cave, paesaggio e parco nelle colline campigliesi -900 euro per sapere qualcosa
Ricostruzione della storia amministrativa e dei progetti di coltivazione della cava di Monte Calvi

Le cave in Italia: dossier Legambiente

San Silvestro: dossier Uni Siena

L’attività estrattiva nel campigliese (tratto da Il Giornalino del Comune – archivio maggio-giugno 2004)

Guarda il video presentato durante l’incontro:

httpv://youtu.be/sNOJ-HnWmrg

 

 

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